In un ambiente e in un momento storico come quelli correnti il Personal Branding assume la veste di un elemento strategico rilevante per la sopravvivenza di un’azienda, a maggiore ragione se ben governata dal punto di vista manageriale.
Come scriveva già nel 2002 William Arruda, il noto guru del Personal Branding “Sono finiti i giorni in cui il tuo valore per la tua azienda o i tuoi clienti provengono solo da ciò che offri. Oggi, la gente vuole comprare dei brand, delle promesse di valore uniche”.
Un manager che guida un’area funzionale all’interno di un’azienda individua soluzioni rilevanti per il suo pubblico, che siano il proprio team o gli stakeholder esterni ed, in quest’ottica, le risorse umane rivestono l’arduo compito di accompagnarlo e supportarlo nel suo cammino.
Dopo aver analizzato la valorizzazione delle persone all’interno di un contesto aziendale e l’attività di recruiting, in questo articolo discuteremo della terza applicazione del personal branding per l’HR, ossia la managerialità che include aspetti quali il team building e la career collaboration.
Con il termine di managerialità intendiamo la capacità di saper gestire le persone al fine di ottenere risultati migliori in termini aziendali.
Approfondiremo pertanto come il personal branding può rafforzare l’immagine dei leader e in quale modo può sfruttare la gestione dei propri collaboratori, per poi concludere con un focus sulle figure consulenziali e sul team building.

La figura dei leader aziendali

Quando i manager operano, può capitare che si focalizzino eccessivamente sul portare a termine gli obiettivi prefissati, mettendo così in secondo piano un’attività altrettanto fondamentale: comunicare una Unique Selling Proposition inequivocabile, condividere la propria strategia, visione e ideali con i propri stakeholder e col resto del team per creare un clima di serenità e di coesione all’interno dell’azienda.
Il Personal Branding è infatti l’esatto opposto del makeup, dell’autoreferenzialità e del vanto di chi siamo e cosa facciamo. È prima di tutto condivisione del buono che c’è nel nostro lavoro e in quello degli altri.
A questo riguardo, il personal branding per l’HR gioca un ruolo determinante per i leader poiché li aiuta a curare la propria reputazione online e offline, il proprio posizionamento sul web, il “tone of voice” e le strategie personali al fine di creare connessioni rilevanti per la loro carriera, individuandone i punti di forza e debolezza.
Nel caso in cui le aziende si trovassero nella necessità di creare funzioni innovative per affrontare in maniera efficace un contesto competitivo, avere un metodo, una cifra distintiva, può fare la differenza per essere prescelti per la guida.
Un esempio concreto è quello dell’azienda Casappa SpA che, trovandosi ad operare in un mercato dei sistemi idraulici in forte espansione in Nord America e Cina, con un aumento considerevole del fatturato, ha dovuto rivedere i volumi produttivi, anche per adeguarsi alle nuove richieste della clientela, affidandosi a BigName per un’attività di change management, definendo una nuova strategia tecnologica sostenibile e competitiva nel lungo periodo. Da questa esigenza è nata la figura del Chief Technology Officer.
BigName ha supportato il manager incaricato in un processo di co-creazione della divisione attraverso un programma di personal branding, il quale gli ha permesso anche l’acquisizione di nuove skills.
Il CEO Filippo Casappa ha commentato così la vicenda: “Unire lo sviluppo organizzativo a un’iniziativa di Personal Branding ha rafforzato notevolmente le probabilità di successo di una nuova funzione aziendale altamente strategica per la nostra organizzazione”.

Il Personal Branding per il Management

Se in passato si adottava un approccio più tradizionale, in cui i manager dettavano ordini e comandi sprecando così opportunità per dedicarsi ad altri progetti, oggi fortunatamente queste figure si stanno spostando verso una nuova definizione, quella dei manager-coach che, al contrario, devono supportare il resto del team, incitarlo affinché diventi autonomo ed indipendente, aumentandone la consapevolezza e considerazione riguardo il ruolo svolto.

coach-manager

Il problema principale è che non tutti i leader adottano a cuor leggero questo approccio poiché il coaching è difficile. Spesso molti di loro sono privi di solide basi di management e mancano di empatia per rispondere in maniera appropriata alle motivazioni ed emozioni delle persone, soprattutto in ambito lavorativo.
La chiave di svolta per i leader 2.0 sta nell’adottare una partenza che accomuna se stessi con gli altri dipendenti, cioè la carriera. Porsi nella giusta maniera per spronare i propri collaboratori allo scopo di farli muovere con più agilità all’interno del proprio ruolo e, al contempo, aiutarli a progredire, fa leva sulle loro motivazioni interiori e porta, di conseguenza, valore all’intera organizzazione. Questo concetto è definito “collaborazione di carriera”.
Un esempio circostanziato che identifica il modello del Manager Coach, ce lo fornisce Daniel Goleman, un formatore tra i più importanti degli USA.

Il ruolo delle figure consulenziali

Questo terzo aspetto del personal branding per l’HR coinvolge tutte quelle aziende che offrono dei servizi di consulenza, customer support e forme simili di progettualità su misura attraverso delle figure assistenziali che simboleggiano il punto di riferimento dei clienti e delle loro attività.
Tanti sono i compiti di pertinenza dei consulenti:

  • Relazionarsi costantemente con il proprio team per alimentare la collaborazione tra le parti;
  • Trasmettere autorevolezza e valorizzare la propria immagine nei confronti dei clienti;
  • Essere coerenti con la propria identità professionale anche in contesti caratterizzati da continui cambi di ruolo;
  • Continuare ad avere contatti diretti con la propria azienda per essere sempre presi in considerazione;
  • Posizionarsi a valle dei continui cambiamenti dei KPI aziendali.

Possiamo affermare con certezza, dunque, che per questo tipo di figure consulenziali risulta fondamentale sapersi orientare nelle situazioni di complessità e di cambiamento mantenendo coerente la propria identità professionale. La pratica del Personal Branding permette di farlo in maniera efficace.

Il Personal Branding per il team building

Iniziamo dando una definizione di team building: “Il team building, nell’ambito delle risorse umane, costituisce un insieme di attività formative, variamente definite come team game, team experience, team wellbeing (ludiche, esperienziali o di benessere), il cui scopo è la formazione di un gruppo di persone”.
Molto spesso, chi compie tali attività avverte un senso di spreco del proprio tempo, di inutilità, come se questi esercizi di gruppo non servissero effettivamente a nulla, poiché percepiti lontani dal ruolo che solitamente si riveste in azienda ed è per questa ragione che, in una visione di personal branding efficace, si preferisce consolidare il team rendendolo partecipe in attività di co-creazione della sua stessa identità.

team-building

Pertanto, la definizione collaborativa del brand del team viene utilizzata come strumento per migliorare l’operatività, per aumentare il senso di appartenenza alla squadra ed esplicitare la promessa di valore del gruppo in coerenza con il personal branding di ogni membro che ne fa parte.

Nelle grandi aziende nazionali e multinazionali è particolarmente utile lavorare sul miglioramento della comunicazione interpersonale nel team di lavoro. Problemi che appaiono insormontabili a causa delle trafile burocratiche o dell’eccessiva gerarchizzazione possono spesso essere risolti in un’unica sessione di meeting, se l’atteggiamento è quello giusto: positivo e propositivo. Il Team Building aiuta a praticare ed esercitare una comunicazione efficace.
Un’attività formativa di questo tipo può essere utile in molteplici occasioni aziendali. Ad esempio:

  • In un periodo delicato per l’azienda: una fusione o un momento crisi;
  • Come parte integrante di un viaggio incentive;
  • Come momento celebrativo al culmine di un meeting importante;
  • Nel corso di un Family Day aziendale, come un’attività ludica adatta per grandi e piccoli;
  • Durante una festa come Natale o Pasqua, al rilascio di un nuovo prodotto, o in un’altra ricorrenza aziendale particolare.

Sta prendendo sempre più piede il team building da remoto, sicuramente in futuro si svilupperà ancora di più. Oggigiorno, infatti, lavorare a distanza, in Smart Working, è ormai possibile e sempre più diffuso, grazie alla nuova tecnologia e ai nuovi e innumerevoli strumenti che internet mette a disposizione.
È importante essere consapevoli che il mondo si muove e le scoperte tecnologiche non si fermano. I team di lavoro possono essere composti da persone che provengono da ogni parte del mondo e che collaborano virtualmente. Proprio per questo è importante pensare a dei team building digitali a cui partecipare stando comodamente seduti alla propria scrivania.
***
Concludiamo questo articolo sottolineando quanto le competenze del personal branding per l’HR stiano acquisendo sempre più rilevanza per via dei rapidi cambiamenti delle organizzazioni e dei loro criteri di visibilità. Relazioni, competenze, interessi, contatti, vision e ruolo di ognuno devono essere comunicati con consapevolezza a tutti gli stakeholder.
L’elemento di forza di questa tipologia di intervento, a cui le divisioni delle risorse umane, affiancate sempre più spesso da agenzie di comunicazione, devono lavorare, è la trasmissione di metodo soprattutto ai più giovani, per dare un significato di maturità e crescita alla propria storia personale e professionale, per sé e per gli altri.

Vuoi valorizzare il personal branding delle figure manageriali della tua azienda?

Contattaci per stabilire insieme alcune azioni da mettere in campo.

Contattaci ora