Piccoli segni tra una parola e l’altra che scandiscono le frasi e delimitano un pensiero: la punteggiatura passa inosservata, eppure senza la sua presenza sarebbe impossibile leggere qualsiasi testo o godere appieno della sua bellezza.

 

A cosa serve la punteggiatura in un testo?

Del periodo della scuola possiamo ricordare le tabelline, una poesia o gli affluenti del Po, ma difficilmente ricorderemo le regole base della punteggiatura, anche perché è molto raro che vengano spiegate con la stessa attenzione con cui ci si sofferma sulla grammatica e l’ortografia.

Per quale motivo? La punteggiatura spesso viene data per scontata o la si utilizza con la funzione di una pausa naturale per far prendere fiato al lettore, o ancora come un male necessario per spezzare una frase troppo lunga.

Dobbiamo poi considerare che le regole grammaticali si evolvono e cambiano perché l’italiano è una lingua viva, e oggi abbiamo la possibilità di rimanere sempre aggiornati grazie a internet e ai numerosi dizionari disponibili on-line.

I segni di interpunzione hanno, prima di tutto, una funzione logica precisa che dà senso al concetto che vogliamo esprimere: una virgola fuori posto può cambiare completamente il senso della frase.

I membri dell’associazione, che non hanno pagato la quota aggiuntiva, non potranno partecipare allo spettacolo.

I membri dell’associazione che non hanno pagato la quota aggiuntiva non potranno partecipare allo spettacolo.

Nell’esempio riportato, la presenza delle virgole implica un cambio di significato sostanziale sul soggetto della frase.

A ogni modo in questo articolo non vogliamo soffermarci sull’uso della punteggiatura corretta dal punto di vista sintattico, per il quale esistono manuali pratici, ma sugli effetti che può avere nello stile dei testi.

È comunque importante ricordare che i segni di interpunzione svolgono funzioni essenziali:

  • Rendono chiaro il significato del concetto che vogliamo trasmettere;
  • Guidano il ritmo del testo;
  • Fanno emergere l’espressione e lo stile di chi scrive.

Curare la punteggiatura vuol dire quindi prestare attenzione a quei dettagli che fanno la differenza in un testo e ne aumentano la qualità e l’autorevolezza.

 

Quali sono gli errori di stile più comuni da evitare?

Oggi si scrive di più, si scrive con la tastiera e si legge sugli schermi: virgole e punti rimangono sullo sfondo dei contenuti che vengono pubblicati on-line mentre sono, a tutti gli effetti, degli strumenti da utilizzare per comunicare il nostro stile.

Anche il tono di voce, che è l’espressione dell’identità comunicativa di un brand, non può fermarsi solo alla scrittura delle parole ma necessita della scelta accurata di una punteggiatura su misura. Dobbiamo infatti ricordare che il lettore – quando non legge ad alta voce – interpreta il ritmo e l’espressione nella sua testa, e per questo va guidato.

Ecco che torna utile la figura del direttore d’orchestra, senza il quale i musicisti dovrebbero arrangiarsi da soli, con il rischio di riprodurre un brano musicale in modo arbitrario e disorganizzato.

Di sicuro padroneggiare la scrittura ad alti livelli, come ci insegnano i grandi scrittori, richiede studio ed esercizio, e non possiamo certo paragonare un post di Facebook a un trattato di letteratura. Possiamo però partire dalle basi, perché su queste sarà poi più facile costruire lo stile comunicativo più adatto a noi e alle emozioni che vogliamo trasmettere.

Qui di seguito indichiamo gli errori di stile più comuni da evitare:

  • Utilizzare troppe virgole (frammentano il testo in maniera eccessiva);
  • Utilizzare pochissime virgole (rendono la lettura affannosa);
  • Limitarsi a virgole e punti per separare frasi brevissime (esistono segni, usati sempre meno, che arricchiscono le possibilità di rendere il testo più fluido);
  • Disseminare puntini di sospensione da cima a fondo (non trasmettono solo un senso di incompiutezza ma anche l’incapacità di legare le frasi tra loro);
  • Esagerare con i punti esclamativi o interrogativi (non si ottiene maggiore enfasi, e risultano invadenti).

Ricordiamo una regola su tutte: nel dubbio puntiamo alla semplificazione – una scrittura più semplice e naturale facilita anche la scelta della punteggiatura. Se ad esempio non riusciamo a capire come posizionare le virgole, proviamo a partire dalla costruzione base “soggetto + predicato + complemento oggetto” e aggiungiamo gli altri elementi in un secondo momento, quando il nucleo del discorso risulta chiaro.

 

Esempi pratici

Proviamo ora a interpretare alcuni esempi, sia positivi sia negativi, che possono aiutarci a comprendere meglio le potenzialità di quei piccoli grandi segni.

 

Una virgola che fa la differenza

Avvisami quando sarà nuovamente disponibile

Fatto! Ci metteremo in contatto con te, presto.

Il testo riporta il messaggio che compare sull’e-commerce di Ikea quando si richiede la notifica della disponibilità di un prodotto.

Il punto esclamativo suggerisce un tono colloquiale, come quello di un amico che ci ha appena aiutato a far ripartire la macchina.

La virgola prima di “presto” è il colpo da maestro nello stile comunicativo della frase: ispira calore, fiducia ed è una promessa che tende la mano dopo una richiesta gentile; il ritmo è regolare e calmo.

Proviamo a modificare la punteggiatura per valutare l’effetto:

Fatto. Ci metteremo in contatto con te presto.

Oppure:

Fatto, ci metteremo presto in contatto con te.

Il risultato è asettico e distaccato, quasi infastidito. Sembra voler chiedere al cliente di togliersi presto dai piedi perché loro hanno altro da fare.

Questa frase così breve è la dimostrazione dell’importanza di un posizionamento strategico dei segni di interpunzione per impostare il giusto tono di voce.

 

La chiarezza prima di tutto (prima parte)

Le parole giuste sono quelle che funzionano

Con le parole, aiuto le organizzazioni a risolvere problemi e cogliere opportunità. Semplificare il linguaggio per farsi capire. Ristrutturare i documenti per lavorare meglio. Sintonizzarsi sul destinatario per recuperare il cliente più arrabbiato. Per esempio.

L’utilizzo magistrale che Luisa Carrada fa dei punti fermi e dell’unica virgola presente è un esempio di grande consapevolezza del proprio stile comunicativo e del messaggio da trasmettere. Quelle che, se analizzate superficialmente, sembrerebbero frasi spezzate e troppo brevi (vedi l’elenco degli errori più comuni), sono invece delle scelte precise di chiarezza.

La business writer sceglie con cura gli elementi che devono risaltare agli occhi del lettore, in primis “con le parole”, che rappresenta l’essenza del suo lavoro.

L’elenco delle attività che lei svolge è suddiviso da punti fermi: ci suggerisce sicurezza e compiutezza; il ritmo è intenso ma ben scandito e calibrato.

L’espressione “per esempio”, posta alla fine dopo un punto, è una nota di irriverenza misurata, una dimostrazione della capacità di saper andare oltre le regole al momento giusto, perché “per esempio” viene di solito legata al testo, non siamo abituati a vederla staccata, quasi per conto suo.

 

La chiarezza prima di tutto (seconda parte)

Benvenuto nelle pagine di Amministrazione Trasparente

Il Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n.33 (Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni) definisce l’obbligo da parte di ogni amministrazione di pubblicare sul proprio sito istituzionale in una apposita sezione di facile accesso e consultazione, denominata: “Amministrazione Trasparente”, i dati, le informazioni ed i documenti che riguardano i diversi aspetti dell’attività amministrativa e istituzionale. La trasparenza e’ intesa come accessibilita’ totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attivita’ delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. L’impegno alla trasparenza concorre quindi alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino.

La Pubblica Amministrazione offre talvolta esempi di gestione dello stile non ottimale e, di conseguenza, di scelta della punteggiatura un po’ incerta. Il linguaggio dell’esempio si allontana dallo scopo primario di comunicare delle informazioni al cittadino in maniera comprensibile. Il ritmo è affannoso, faticoso da sostenere.

Analizziamo la punteggiatura:

  • La prima frase è troppo lunga e andrebbe suddivisa con delle virgole;
  • I due punti non sono necessari perché le virgolette sono sufficienti a evidenziare il nome della sezione del sito (i due segni, usati insieme, in genere indicano un dialogo diretto che si apre);
  • Solo l’ultima virgola è una scelta corretta perché separa ed evidenzia “al servizio del cittadino”.

 

Il salto nel vuoto

Forse anche tu puoi capirmi…

L’orologio correva veloce…

Ed io sentivo un desiderio forte e ardente dentro di me, quello che mi ha spinto a dare il via alla mia attività di libero professionista, con grandi aspirazioni di come avrebbe potuto essere la mia esistenza un giorno…

Ma dopo 5 anni, quel desiderio non era ancora riuscito a dare risultati… e quelle aspirazioni sembravano sempre più difficili da raggiungere.

Questo è l’esempio di un blocco di testo inserito nella pagina “Chi sono” del sito di un libero professionista.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che i titoli non prevedono punteggiatura. In un testo così breve, inoltre, i puntini di sospensione sono stati usati ben quattro volte, anche quando le frasi dovevano essere legate. La lettura cade più volte nel vuoto e il ritmo si interrompe, come quando si inciampa a ogni passo.

Il risultato è una sensazione di frammentazione, il discorso è poco fluido e il testo non trasmette nessun tentativo di accuratezza o precisione: sembra una scrittura più adatta a una chat informale, e poco adeguata a trasmettere un’immagine di professionalità.

Non dobbiamo per forza diventare paladini bacchettoni della perfezione impossibile, è necessario però ricordare che la scrittura è il nostro biglietto da visita, e che la punteggiatura è il contenitore che plasma la forma del contenuto: per questo richiede una progettazione su misura, pensata specificamente per il nostro tono di voce e il messaggio da trasmettere.

 

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