Google Search Console si aggiorna con una nuova funzione dedicata alle ricerche multimodali, permettendo ai proprietari dei siti di analizzare più nel dettaglio come i propri contenuti vengono scoperti quando gli utenti utilizzano immagini durante la navigazione.

Il nuovo sistema di reporting è in fase di distribuzione globale e introduce un apposito filtro all’interno dei report sul rendimento della Ricerca.

La novità è particolarmente interessante per i siti che fanno largo uso di contenuti visuali e rappresenta un ulteriore segnale di come la fruizione di Google stia diventando sempre meno legata al solo testo.

Che cosa sono le ricerche multimodali?

Quando si parla di ricerca multimodale si fa riferimento a quelle modalità nelle quali l’utente non utilizza esclusivamente una parola o una frase digitata nella casella di Google, ma fornisce anche un contenuto visivo.

Un esempio molto semplice è Google Lens: anziché descrivere un oggetto attraverso una query testuale, l’utente può utilizzare la fotocamera dello smartphone per mostrarlo direttamente a Google.

Il nuovo sistema di Search Console comprende dati provenienti da diverse modalità di ricerca basate sulle immagini, tra cui:

  • Google Lens;
  • Circle to Search su Android;
  • immagini caricate direttamente nella Ricerca Google;
  • la funzione “Cerca questa immagine” disponibile in Chrome.

Un nuovo filtro in Search Console

La novità è accessibile direttamente nei report sul rendimento di Search Console.

All’interno del filtro relativo al tipo di navigazione, Google sta introducendo la possibilità di distinguere le ricerche web tradizionali da quelle multimodali.
In questo modo, chi gestisce un sito può analizzare separatamente il rendimento generato dai risultati nelle quali viene utilizzata un’immagine.

Google Search Console: report ricerche multimodali

Perché questa novità è importante per la SEO?

Il nuovo report non introduce necessariamente un nuovo fattore di ranking, ma permette di analizzare meglio un comportamento degli utenti che fino a oggi era più difficile da misurare.

Se la modalità tradizionale segue il percorso utente → parola chiave → risultati → sito, quella multimodale aggiunge una nuova possibilità: utente → immagine → interpretazione di Google → risultati → sito.

In questo scenario, le immagini non sono più soltanto elementi estetici, ma possono diventare un ulteriore punto di accesso a un sito. Per questo è importante che siano pertinenti al contenuto, correttamente associate alla pagina e tecnicamente accessibili ai motori di ricerca. Nome del file, testo alternativo e contesto della pagina possono contribuire a fornire informazioni utili sul loro contenuto.

L’obiettivo, quindi, non è semplicemente aggiungere più immagini o ottimizzarle esclusivamente per Google, ma creare contenuti visuali utili per gli utenti e facilmente interpretabili dagli algoritmi.

La domanda da porsi non è soltanto “Le immagini del nostro sito sono belle?”, ma soprattutto: “Possono essere comprese, trovate e utilizzate correttamente nella ricerca?”

Il report arriva anche nel contesto delle funzionalità di AI

Google ha specificato che i dati relativi alla ricerca multimodale saranno disponibili sia nel report sul rendimento dei risultati di ricerca, sia nel report dedicato alle funzionalità di AI generativa.

È un’altra indicazione dell’evoluzione della Ricerca Google verso esperienze nelle quali testo, immagini e sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati insieme.

Per chi si occupa di SEO questo significa che il concetto stesso di “query” sta diventando più ampio rispetto alla tradizionale parola chiave digitata dall’utente.

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